8 Marzo 2025
Oggi, 8 marzo, è la Giornata Internazionale dei diritti delle donne, e anche quest’anno abbiamo deciso di dare un’occhiata al nuovo report “Sesso è potere 2025” di info.nodes e onData. Questo studio analizza, anno dopo anno, le opportunità di accesso ai ruoli di comando per uomini e donne in diversi ambiti della società: politica, economia, media e ricerca.
Anche stavolta, purtroppo, i dati raccontano una realtà tutt’altro che equa.
Eccezion fatta per la Premier Meloni, l’attuale Governo è saldamente in mano agli uomini: su 24 ministeri, solo 6 sono guidati da donne. Lo stesso vale per le presidenze di Camera e Senato, dove la presenza femminile resta minoritaria: alla Camera siedono 132 donne su 400 seggi, al Senato 75 su 205. A livello locale e regionale, la situazione non cambia: solo il 15% delle sindache a fronte dell’85% di sindaci uomini.
Nel mondo economico e aziendale il divario è ancora più netto: tra le 50 aziende a maggiore capitalizzazione quotate alla Borsa di Milano, solo 2 sono guidate da donne. Un misero 4%.
Il giornalismo non fa eccezione. Nonostante più del 40% dei professionisti sia composto da giornaliste, la leadership resta quasi esclusivamente maschile: tra le 50 principali testate nazionali, solo il 6% ha una direttrice.
Oltre alla scarsa rappresentanza nei ruoli decisionali, le giornaliste italiane subiscono anche un forte gender pay gap. Secondo Inpgi, la disparità retributiva tra le partite Iva è del 15%, mentre tra chi ha un contratto arriva al 18%. In termini concreti, la retribuzione media di un giornalista contrattualizzato è di 64.770 euro l’anno, contro i 53.078 euro delle colleghe. Una situazione che ha portato il Media Pluralism Monitor a segnalare l’Italia come Paese ad alto rischio per la parità di genere nel settore dell’informazione.
Stesso schema nel mondo dell’istruzione e della ricerca: se nelle scuole statali l’81,5% degli insegnanti è donna, ai vertici il panorama cambia drasticamente, cono sole 17 donne alla guida di un’università contro 68 uomini, mentre negli enti di ricerca pubblici la presenza femminile alla guida si ferma al 21,4%.
La parità di genere nei ruoli di potere in Italia è ancora un miraggio. Le donne studiano di più, si laureano con voti migliori, rappresentano una quota significativa della forza lavoro in molti settori, eppure trovano le porte chiuse quando si tratta di accedere ai livelli decisionali. È tempo di cambiare.